Una chiacchierata con Sandro Cappelletto (La Stampa) e membro Media Lounge 2017 di Cremona Musica

Incontriamo un altro membro della Media Lounge: Sandro Cappelletto, uno dei più autorevoli critici musicali italiani. Cappelletto scrive per La Stampa, è autore di vari saggi e monografie, di libretti d’opera e testi teatrali. È anche autore e conduttore di vari programmi radiofonici e televisivi sulla musica classica.

Cosa significa per Lei scrivere di musica classica oggi?

Scoprire e raccontare una vicenda che è parte fondante della nostra identità. Il suo passato e il suo presente. Cercando di non tradire il patto silenzioso che si crea tra chi scrive e chi legge. Chi legge, legge per saperne di più, chi scrive deve farlo pensando al lettore. Se si tradisce questo patto, il senso stesso della professione di critico musicale viene meno.

Come vede l’influenza di Internet e dei social media nel modo in cui la gente percepisce la musica classica?

A un’innegabile praticità di consultazione immediata, all’allargamento delle possibilità di informazione di quanto accade nel mondo, utile in particolare per essere aggiornati riguardo a nuovi artisti, a nuovi progetti,  si accompagna un decadimento della qualità dell’ascolto e della visione, una riduzione del tempo di concentrazione. Ma c’è, in questo, un aspetto positivo: dopo aver ascoltato/visto un brano, un concerto, un’opera davanti a un telefonino o a un computer, entrare in una sala da concerto, in un teatro d’opera è come respirare aria fresca dopo essere stati rinchiusi per un mese nella sentina di una barca. Senti la differenza, anche per quanto riguarda la socialità dell’ascolto, la sensazione – bellissima – di condividere qualcosa che sta accadendo davanti a te, agli altri, in quel preciso momento. E non puoi schiacciare il tasto “pause”. Neppure quello “replay”. Molto utili, invece, i software per la composizione e per la didattica.

Qual è il futuro della musica classica? Può provare a prevedere i cambiamenti più sorprendenti che sperimentiamo nei prossimi 10-15 anni?

Ci saranno nuove orchestre giovanili, nate anche nelle scuole dell’obbligo, con la partecipazione convinta delle famiglie, dei genitori, che affideranno alla musica classica la speranza di avvicinare i propri figli e loro stessi ad una dimensione dell’essere umano che nobilita tutti, chi suona e chi ascolta.  Il pubblico sarà sempre più coinvolto durante i concerti, nella speranza di farlo partecipare e divertire. A qualcosa servirà. Alcuni interpreti diventeranno sempre più dei performer, quasi dei giocolieri dello strumento e questo sarà il prezzo che pagheranno per avere accesso ai principali network dell’informazione. Non mi interessa: mi diverto di più al circo. Questo, per contrasto, apre grandi spazi per altre avventure, idee, iniziative. Si amplierà ancora il solco che separa le grandi dalle medie e piccole istituzioni musicali. In Italia, la Scala e Santa Cecilia giocheranno in Champions League, molti altri arrancheranno. Giocare in Champions ha un prezzo: puoi rischiare sempre meno di perdere. E questo spesso contrasta con la fantasia, lo spirito di ricerca, l’ansia di novità.  Si affermeranno dei nuovi compositori capaci di uno sguardo libero e consapevole, che troveranno il modo di farsi ascoltare, senza svendersi. Tornerà attuale la distinzione e la differenza tra i poeti della musica e i tanti artigiani, spesso furiosi e prigionieri del loro tecnicismo esasperante. Non ci sarà una reale riforma dei Conservatori italiani. Durante l’esecuzione del secondo movimento del Quintetto con due violoncelli di Schubert, i treni, gli aerei, gli autobus, le macchine private, e anche le biciclette, anche i pedoni, si fermeranno, contemporaneamente, in tutto il mondo. Sarà la dimostrazione che l’Europa ha ancora qualcosa da dire.

Può suggerire un esempio di particolare successo nel sistema musicale (un festival, un progetto educativo o un progetto di divulgazione musicale) da considerare ed ‘esportare’ in altri paesi?

Lucca classica e Trame sonore a Mantova sono due iniziative di recente e forte successo. Sono state capaci di ‘invadere’ di musica le rispettive città, coinvolgendo professionisti, studenti e un pubblico vasto e inaspettato.
Il rilancio di Cremona Musica ha tutte le caratteristiche per non essere episodico. I progetti che portano la musica nei luoghi della sofferenza, come ospedali e carceri.