Tecnica pianistica – 2: le leve e il controllo dinamico

La meccanica pianistica è un sistema di leve complesso. È, quindi, utile osservare come le leggi della fisica determinino il funzionamento della meccanica, e, di conseguenza, la nostra interazione con essa.

Quando abbassiamo un tasto noi diventiamo parte della meccanica pianistica. Il punto di arrivo del nostro gesto, tuttavia, non è il fondo corsa del tasto, ma la corda. Idealmente, quindi, il nostro dito sta imprimendo il “nostro” suono non al tasto, ma alla corda stessa, per il tramite del sistema di leve che ad esse trasmette il movimento tramite il tasto e il martello. Ecco perché, diventando il nostro dito parte di quel sistema, è utile che esso sia il più possibile solidale con le altre leve, e, quindi senza alcuna dispersione di energie, senza alcun “gioco” che possa causare dispersioni di energia. Per questo motivo, in generale, ritengo utile mantenere una buona aderenza tra il dito e il tasto, lavorando con estrema cura al raggiungimento di una ottimale economia dei movimenti. Del resto, guardando i grandi pianisti, salta all’occhio come quasi tutti tendano ad essere con le dita già sul tasto prima di premere il tasto. Anche i pianisti che apparentemente distaccano la mano dalla tastiera, fanno questo in realtà dopo l’emissione del suono, o per preparare il movimento del dito, ma raggiungendo il contatto col tasto un attimo prima di abbassarlo.

Le leve della meccanica pianistica sono apparentemente immutabili, in quanto non possiamo spostare i fulcri delle leve, anche se possiamo intervenire su alcuni dei loro parametri, come la lunghezza del tasto da noi utilizzato (variando il punto in cui lo suoniamo e l’angolo di attacco) e la corsa del tasto (e, conseguentemente, del martello), se premiamo il tasto partendo da una posizione di parziale abbassamento.

Bisogna considerare che più le leve sono vantaggiose, più è per noi agevole controllare il movimento e, di conseguenza, dosare la dinamica e acquisire un adeguato volume di suono.

Il primo principio della dinamica delle leve afferma: una leva è vantaggiosa se la forza applicata richiesta è minore della forza resistente, ovvero se il braccio-resistenza è più corto del braccio-potenza.

La leva con cui le nostre dita interagiscono è, ovviamente, il tasto, che costituisce la prima leva (e la più lunga) della meccanica pianistica. La lunghezza dell’intero tasto è molto maggiore della sola parte visibile sulla tastiera. Anche la lunghezza del braccio-potenza (la parte del tasto dall’estremità esterna fino al fulcro) è maggiore della parte visibile.

Dunque, per far sì che il nostro approccio con il tasto sia vantaggioso, è utile usare una leva lunga, possibilmente più lunga del braccio-potenza. Se ci limitiamo ad abbassare il tasto con il solo movimento del dito, useremo una leva molto più corta.

Per un controllo più agevole e per la produzione di un suono pieno e ben risonante, è quindi importante l’uso di leve lunghe, con un rapporto velocità-peso tale da usare una bassa velocità di abbassamento del tasto e un peso consistente.

Ciò vale non solo per le sonorità in forte, bensì anche per il pianissimo. Infatti anche gli spostamenti infinitesimali si controllano con maggiore precisione se si usano leve lunghe e con poca escursione. Per rendersi conto di questo, basta provare a spostare una matita di un millimetro a sinistra, usando prima il movimento del solo dito, e poi quello dell’intero braccio, come un’unica leva. Noteremo che spostando la matita con il braccio guadagniamo in controllo e precisione del movimento.

Roberto Prosseda