09/06/2016 – Il ritorno del Vinile

Negli ultimi anni, abbiamo assistito ad un progressivo, seppur lento, aumento del fatturato legato alle vendite dei dischi in vinile: un formato che sembrava appartenere al passato, ma che potrebbe conoscere una nuova giovinezza, proprio negli anni della diffusione della musica liquida. L’argomento è complesso, e il mercato non è di facile lettura. Eppure, come scrive il NY Times in un articolo del 20 maggio scorso, i nuovi formati digitali in download o streaming, pur con grandi quantità di utenti raggiunti, non garantiscono un rientro economico consistente alle case discografiche, e tanto meno agli artisti. Le royalties per un download, infatti, sono minime, e in molti casi addirittura inesistenti, come spiega l’articolo visibile a questo link: http://www.nytimes.com/2016/05/20/opinion/do-you-love-music-silicon-valley-doesnt.html?_r=0
Naturalmente, i siti di music streaming sono in crescita: per Spotify, Tidal, Deezer, Apple Music e altri, il 2015 ha visto un aumento del 52% dei ricavi ottenuti dall’ascolto gratuito di musica. Al momento ci sono 10.8 milioni di americani che pagano una sottoscrizione per ascoltare la proprie canzoni preferite in streaming. Ma le quote guadagnate dagli artisti per l’ascolto “liquido” sono irrisorie, rispetto ai numeri di utenti.
Rimane, inoltre, il problema della pirateria, che online è molto più diffuso, e difficilmente controllabile.
Vice versa, il vinile, pur con costi di stampa molto più alti, nel 2015 ha generato maggiori guadagni, come testi
moniano le cifre diffuse dalla RIAA, The Recording Industry Association of America, disponibili qui:
http://www.riaa.com/wp-content/uploads/2016/03/RIAA-2015-Year-End-shipments-memo.pdf