Per Elisa o Per Teresa?

Uno dei brani pianistici più celebri al mondo è la Bagatella WoO 58 di Beethoven, comunemente nota con il titolo “Für Elise”. Nonostante la celebrità (anche sproporzionata rispetto all’importanza del brano), esso è raramente suonato dai pianisti concertisti, forse anche per l’immagine che oggi la composizione ha acquisito, legata al mondo dei pianisti principianti e delle musiche di attesa dei centralini telefonici.

Stupisce, tuttavia, che un brano così diffuso tra gli studenti di pianoforte sia ancora oggi oggetto di vari errori di lettura, a partire dal titolo, che non è stato assegnato da Beethoven. La breve bagatella, infatti, sarebbe dedicata a Therese Malfatti, e dunque, semmai, potrebbe intitolarsi “Für Therese”, mentre il nome di Elisa sarebbe probabilmente stato inserito per errore (forse a causa di una lettura errata del nome “Therese” da Ludwig Nohl, che curò la pubblicazione postuma della prima edizione, apparsa nel 1867). La maggior parte delle edizioni attualmente in commercio presentano degli errori, legati alla prima edizione di Nohl, che fu riferimento per le altre:

http://petrucci.mus.auth.gr/imglnks/usimg/e/ed/IMSLP103834-PMLP14377-Beethoven-WoO.059nohl1867.pdf

Il manoscritto originale (non pubblicato da Beethoven) è oggi perduto. Ludwig Nohl pubblicò la Bagatella 40 anni dopo la morte dell’autore, così che né Beethoven allora, né gli altri revisori successivi poterono correggere eventuali errori.

L’edizione Henle del 1976, a cura di Otto von Irmer (HN 128), è oggi una delle più attendibili, in quanto è basata sul manoscritto di uno sketch autografo di Beethoven (il manoscritto integrale è ancora perduto), conservato alla Beethoven Haus di Bonn e consultabile online:

http://www.beethoven-haus-bonn.de/sixcms/detail.php?id=15112&template=dokseite_digitales_archiv_de&_eid=1502&_ug=Werke%20f%FCr%20Klavier%20zu%202%20H%E4nden&_werkid=200&_dokid=wm75&_opus=WoO%20%2059&_mid=Werke%20Ludwig%20van%20%20Beethovens&suchparameter=&_sucheinstieg=&_seite=1

Una prima novità che apprendiamo da questo sketch riguarda l’indicazione di tempo: Nohl (e tutte le edizioni seguenti) scrive “Poco moto” (indicazione suscettibile di interpretazioni contrastanti), mentre lo sketch autografo riporta “Con molta grazia”.

L’errore più evidente che si è poi tramandato (e moltiplicato) in quasi tutte le edizioni riguarda la battuta 7, in cui le ultime tre semicrome della mano destra sono di solito notate “Mi-Do-La”, mentre la versione corretta è “Re-Do-La”. L’errore risale alla prima edizione di Nohl, la quale, peraltro, nei successivi episodi in cui ritorna lo stesso inciso presenta invece la versione esatta “Re-Do-La”. Stupisce che moltissime edizioni successive abbiano, invece, ripetuto l’errore in tutti gli episodi analoghi (si può parlare di coerenza in tal caso?).

Lo sketch autografo riporta chiaramente il Re e non il Mi. Quanto agli aspetti musicali, è per me ovvio che si tratti di un Re, in quanto il salto di settima ascendente dato dal Re-Do crea una bellissima tensione melodica, che anticipa lo stesso motivo riportato nelle battute seguenti. Forse molti revisori allora corressero il Re in Mi, condizionati dalla inesattezza della prima edizione, perché lo ritennero un errore nella conduzione delle voci. Infatti il Re è una settima che non risolve sul do inferiore, anche se, a ben vedere, si potrebbe considerare il do della battuta seguente come una risoluzione ritardata. Viceversa, l’immediata risaluta di settima dal Re al Do all’ottava superiore può aver urtato la “sensibilità” di molti revisori. Non dimentichiamo, del resto, che in passato i revisori non si facevano problemi a correggere presunti errori di Beethoven: lo fa anche Alfredo Casella nel primo tempo della Sonata op. 111, correggendo presunte quinte parallele!

Oggi la discussione su quale sia la note giusta è ancora aperta, ma, sin dalla pubblicazione dell’edizione Henle, tutti i più autorevoli studiosi beethoveniani, e tutti i pianisti ben informati sulle fonti, concordano sul fatto che quella nota sia Re e non Mi. Le incisioni disponibili su etichetta Decca di Alfred Brendel e Vladimir Ashkenazy, ad esempio, riportano entrambe il Re.

Personalmente, non ritengo “Per Elisa” (o “Für Therese” che dir si voglia) un brano paragonabile ai grandi capolavori di Beethoven, ma ho recentemente scoperto che suonare Per Elisa in pubblico, cosa che a volte ho fatto come bis, dà una particolare soddisfazione: forse anche legata al gusto di sfatare tanti luoghi comuni, non ultimo quello del Re invece del Mi!

Roberto Prosseda

Roberto Prosseda suona “Per Elisa” dal vivo al Teatro alla Vigne, Lodi, 29 maggio 2015. Regia di Pietro Tagliaferri:

http://www.youtube.com/watch?v=WYkJmY5H8Mg